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In Italia trovare un posto di lavoro è un problema per tutti, soprattutto nelle regioni del sud. A maggior ragione lo è per i ciechi e gli ipovedenti, sia perché oggettivamente i disabili visivi non possono accedere allo stesso numero di professioni dei normodotati (basti pensare ai camionisti, ai poliziotti, ai grafici pubblicitari), sia perché vi è l'opinione diffusa che un cieco non possa rendere quanto un vedente.

Tradizionalmente i non vedenti sono stati avviati ad alcune professioni: centralinista, massaggiatore e
fisioterapista, insegnante, musicista. Nel corso degli anni il Parlamento ha emanato leggi speciali che facilitano l'inserimento dei ciechi in questi ambiti.

E' da segnalare in particolare la legge n. 113 del 1985, che prevede l'obbligo di assumere un centralinista non vedente per le aziende pubbliche e private che presentino determinati requisiti. Peraltro il progresso tecnologico ha reso tale legge superata e di sempre più difficile applicazione.
Per poter usufruire di tale legge il non vedente deve essere iscritto all'albo speciale dei centralinisti telefonici, cui si accede mediante concorso, da sostenere dopo aver frequentato un apposito corso professionale oppure dopo aver svolto effettivamente la mansione di centralinista presso una azienda per almeno sei mesi.
Il D.M. 10 gennaio 2000 emanato in forza della previsione contenuta nella legge n. 144 del 1999 ha equiparato alla figura professionale del centralinista quella dell'addetto all'ufficio relazioni con il pubblico, dell'addetto alla gestione di banche dati e dell'addetto al telemarketing. L'applicazione della legge 113 del 1985 a queste nuove professioni, purtroppo, si è rivelata impossibile. Pertanto l'Unione Italiana Ciechi ha promosso una proposta di legge volta a modificarla. Il Ministero del welfare ha emanato i nuovi requisiti per l'iscrizione all'albo nazionale dei centralinisti telefonici ed alla sezione speciale dello stesso albo dedicata alle nuove professioni. Tuttavia le Regioni, chiamate a predisporre i programmi dei corsi destinati a formare le nuove figure professionali non vi hanno ancora provveduto. Solo la Campania si è attivata in tal senso. Pertanto attualmente ci si deve affidare alla legge 68/1999 ed alle convenzioni da essa previste.

Per quanto attiene alla professione di insegnante, la legge 120 del 1991 prevede una riserva di posti all'interno del concorso pubblico che si deve svolgere per accedere a tale professione. Lo stesso vale per qualsiasi concorso pubblico. Peraltro, l'ultimo concorso per l'inserimento nelle graduatorie degli insegnanti si è svolto nel 2000. Da allora è stato adottato un nuovo sistema, che prevede la frequenza di un corso biennale denominato S.I.S., al termine del quale si viene immessi in graduatoria. Il coordinamento di questa nuova disciplina con la precedente normativa risulta difficile. In ogni caso è da ritenere che, una volta immessi in graduatoria, i ciechi e gli ipovedenti abbiano  diritto di precedenza nella scelta del posto.

Per accedere alla professione di fisioterapista è necessario frequentare un corso universitario. Attualmente solo le facoltà di medicina dell'università di Firenze, Bari e Chieti stanno organizzando un corso universitario specifico per l'insegnamento di questa disciplina ai ciechi.
Una volta ottenuto il diploma universitario, per chi sceglie di lavorare all'interno degli ospedali la legge 403/71 riserva dei posti sulla base del numero di posti letto dell'azienda sanitaria. Naturalmente nulla vieta di mettersi in proprio, come hanno fatto con successo molti non vedenti.
Gli ex istituti per ciechi di Firenze, Napoli e Palermo continuano ad organizzare corsi professionali triennali, la cui validità è incerta. Secondo alcuni gli Enti Pubblici possono assumere solo laureati in fisioterapia, mentre ai semplici massaggiatori resterebbero scarse possibilità di impiego in palestre, centri estetici e gruppi sportivi. Tuttavia alcune regioni hanno indetto concorsi per l'assunzione di personale non specializzato. E' auspicabile un intervento chiarificatore del Ministero della Salute e del Ministero dell'Istruzione.

La professione di musicista vive in generale una grave crisi. Ad ogni modo non esiste conservatorio in Italia che non abbia avuto tra i suoi alunni almeno un cieco. Terminati gli studi si può accedere ai concorsi per entrare a far parte di una orchestra, si può frequentare il S.I.S. per diventare insegnante di musica, oppure si può intraprendere una carriera di concertista.

Per gli amanti del diritto sia la carriera della libera professione che quella giudiziaria si presentano accessibili, soprattutto grazie alle nuove tecnologie che consentono di svolgere autonomamente molti dei compiti richiesti ad un avvocato, ad un notaio e ad un giudice. Va tuttavia segnalato che la legge notarile non prevede la possibilità che un cieco eserciti la professione,ma consente solo al notaio divenuto cieco di farsi assistere da un collaboratore.

Se le lingue sono il vostro forte, oltre al loro insegnamento nelle scuole e nelle università si apre a voi la possibilità di fare il traduttore o l'interprete.

Le facoltà di psicologia e scienze dell'educazione offrono buone prospettive sia nell'ottica dell'inserimento lavorativo presso strutture pubbliche sia in quella della libera professione.

Anche la professione di giornalista è alla portata dei privi della vista.

E per gli appassionati dell'informatica, sebbene oggi la grafica la faccia da padrona, le mansioni di analista programmatore e di addetto alla gestione di reti si sono dimostrate alla portata dei disabili visivi, grazie allo sviluppo di tecnologie che consentono di gestire autonomamente i sistemi informatici sia in locale che da remoto.

Come si vede ce n'è per tutti i gusti: basta usare la fantasia e non scoraggiarsi di fronte ai primi dinieghi di persone che di dare un lavoro ad un disabile proprio non ne vogliono sapere.

Per conoscere nel dettaglio le norme che favoriscono il collocamento dei disabili visivi, il pensionamento anticipato ed i permessi speciali consultare la sezione Pensioni, agevolazioni fiscali e altri diritti.

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